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I primi giorni del bebè

Il traguardo a cui punta ogni futura mamma è il parto, il momento in cui darà alla luce il suo bimbo e vivrà la gioia di stringerlo tra le braccia per la prima volta. Ma cosa accade dopo quei magici istanti? A quali esami e procedure viene sottoposto il piccolo nelle ore e nei giorni che seguono la nascita, per accertare la sua salute e il suo benessere?

   
  L'incontro con la mamma e i primi controlli Bagnetto, antibiotico e vitamina K possono aspettare La prima poppata  
  I controlli prima delle dimissioni Box: In presenza di un lieve ittero Box: Intanto la mamma...  
       
       
       
       
 

L'incontro con la mamma e i primi controlli

"All'ostetrica o al ginecologo che assistono al parto bastano pochi secondi, dopo che il piccolo è venuto alla luce, per misurare il suo battito dalle pulsazioni del cordone ombelicale e valutare istantaneamente se il bambino sta bene o se è necessaria qualche manovra di rianimazione", spiega Arturo Giustardi, neonatologo di Napoli e coordinatore della Commissione per la promozione dell'allattamento al seno della Società Italiana di Neonatologia. "Se tutto è a posto e anche la mamma sta bene, il neonato può essere velocemente asciugato e appoggiato sul suo addome, perché avvenga la fase importantissima del riconoscimento reciproco".

Non è necessario recidere immediatamente il cordone ombelicale, anzi, secondo numerose ricerche pubblicate negli ultimi anni, per la salute del bambino è meglio se questa operazione viene ritardata di almeno tre minuti dalla nascita. "Attraverso il cordone, al piccolo continua ad arrivare sangue ricco di ferro, nutrimento e cellule staminali materne", dice il neonatologo. "Il calo di peso fisiologico che si verifica nei primi giorni di vita del neonato è meno accentuato nei bimbi il cui cordone è stato reciso almeno tre minuti dopo il parto. Questi piccoli risultano anche meno esposti al rischio di di anemia nei primi due anni".

Se il bambino non riporta segni di sofferenza e il suo battito è superiore alle cento pulsazioni al minuto, è in grado di provvedere da solo a espellere liquido amniotico e muco dalle vie respiratorie per fare posto alle prime boccate d'aria. "La necessità di aspirare il muco dalla bocca del piccolo con l'apposito sondino è limitata ai casi in cui il bimbo abbia difficoltà ad avviare spontaneamente la respirazione", spiega Giustardi. "Mettere in atto questa procedura senza una reale necessità ha l'effetto di irritarlo e disturbare il suo primo contatto con la mamma. C'è il rischio, poi, che il passaggio del sondino nella gola del neonato stimoli il riflesso faringeo che può determinare un rallentamento del suo battito".

Entro il primo minuto di vita, mentre il piccolo inizia a prendere confidenza con la madre, l'ostetrica o il ginecologo determinano il suo punteggio Apgar, un indice dello stato di salute generale del neonato che viene calcolato sulla base dell'osservazione di cinque parametri: battito cardiaco, respiro, riflessi, tono muscolare e colorito. A ognuno di questi aspetti viene attribuito un punteggio da 0 a 2. La somma fornisce il punteggio di Apgar.

"Il punteggio massimo è pari a 10. Un Apgar di 8 o più è indice di benessere del bambino", dice il neonatologo. "La valutazione, che viene ripetuta una seconda volta a 5 minuti dalla nascita, deve essere fatta senza disturbare eccessivamente il piccolo".

"Purtroppo, ancora oggi in molti centri nascita italiani c'è poco rispetto per l'intimità tra madre e figlio nei primi istanti di vita del bambino: si procede a tagliare immediatamente il cordone dopo l'espulsione, si effettua l'aspirazione meccanica del muco dalle sue vie respiratorie anche senza una reale necessità e talvolta il bimbo viene portato in una stanza diversa per essere visitato dal pediatra ancor prima di stabilire un contatto pelle-pelle con la mamma", commenta Giustardi. "Questo comporta uno stress inutile per il piccolo senza alcuna motivazione medica, unicamente per ragioni di abitudine del personale sanitario".

"Altrettanto immotivata", prosegue, "è la pratica di tenere il bambino in osservazione in una culla termica per due ore dopo la nascita, spesso in una stanza diversa da quella della donna. Se il piccolo è a termine e non manifesta segni immediati di sofferenza, non c'è ragione di negargli il contatto pelle a pelle con la mamma. Persino quando i neonati sono prematuri, dalla trentaduesima alla trentasettesima settimana, se stanno bene e non hanno bisogno di essere rianimati, la pelle della madre è in grado di riscaldarli in modo più efficace di qualunque culla termica. Tutti gli studi sono concordi: se non è necessario mettere in atto procedure di rianimazione, il posto migliore per il piccolo dopo la nascita è a contatto con il corpo della mamma. Basti dire che, se la temperatura del bambino scende al di sotto dei 36 gradi, quella della mamma, per compensare, si innalza spontaneamente di uno o due gradi. È uno stupefacente meccanismo naturale".

 

Bagnetto, antibiotico e vitamina K possono aspettare

 

Il primo bagnetto del neonato è un appuntamento a cui le future mamme e i futuri papà pensano con tenerezza. Quando vede la luce, la pelle del bimbo è bagnata di liquido amniotico e spesso sporca del sangue con cui il piccolo è entrato in contatto nel canale del parto. "L'importante è asciugarlo al più presto, prima di appoggiarlo sull'addome della mamma, perché la sua temperatura corporea non si abbassi eccessivamente. Non occorre, però, lavarlo subito", dice Arturo Giustardi. "Il bambino non è 'sporco': il liquido amniotico è lo stesso che l'ha circondato e protetto nei nove mesi dell'attesa e il piccolo ne conosce l'odore e il sapore. Spesso, infatti, i neonati si succhiano le dita, appena usciti dal grembo materno, per ritrovare il sapore a cui sono abituati. Se il bambino ha il viso sporco di sangue, può essere delicatamente pulito con un panno. Per il bagnetto vero e proprio c'è tempo nelle 6-12 ore successive, dopo che il bimbo avrà stabilito un buon contatto con la madre e avrà imparato ad attaccarsi al suo seno. In caso contrario, il profumo sconosciuto del sapone potrebbe disturbarlo nella sua spontanea ricerca del capezzolo e del colostro".

In occasione del bagnetto, il personale sanitario provvede a misurare e pesare il neonato e a controllare i suoi riflessi per verificare il suo benessere neurologico.

In Italia per legge a tutti i nuovi nati viene somministrata una dose intramuscolo di vitamina K e vengono applicate delle gocce di antibiotico agli occhi. La vitamina K, di cui a volte i bimbi sono carenti alla nascita, gioca un ruolo importante nel processo di coagulazione del sangue. "La sua somministrazione serve a prevenire un'eventualità infrequente, ma pericolosa: la malattia emorragica del neonato", spiega Giustardi. "Le gocce di antibiotico negli occhi hanno invece la funzione di prevenire infezioni dovute al contatto del piccolo con batteri patogeni eventualmente presenti sulle mucose del canale del parto. Entrambe queste operazioni possono essere effettuate nelle 6-12 ore successive alla nascita, proprio come il bagnetto. Anticiparle ai primi istanti di vita del piccolo ha l'effetto di innervosirlo e distrarlo dal contatto con la mamma. L'iniezione di vitamina è fastidiosa e ne provoca inevitabilmente il pianto. Sarebbe meglio somministrarla quando il bimbo è attaccato al seno. È noto infatti che il latte materno ha un effetto analgesico e le cure che riceve lo distraggono dalla puntura. Le gocce negli occhi non andrebbero somministrate prima del riconoscimento della mamma, perché offuscano la vista del piccolo e disturbano il suo imprinting visivo".

 

La prima poppata

 

Fino all'arrivo della montata lattea, qualche giorno dopo il parto, il seno della neo-mamma non produce ancora vero e proprio latte, ma colostro, un liquido di colore giallino ricchissimo di anticorpi. È tutto ciò di cui il piccolo ha bisogno in attesa che il latte maturi ed è importante che il bimbo non venga privato di questo prezioso alimento.

"Idealmente il bambino dovrebbe attaccarsi al seno entro le prime due ore di vita", spiega il neonatologo. "Se non viene interrotto o distratto, il piccolo appoggiato sull'addome della mamma dopo il parto inizia lentamente a risalire lungo il suo corpo dirigendosi da solo, istintivamente, verso i seni, guidato dall'odorato e dalla vista. Il bimbo, infatti riconosce il capezzolo materno che essendo di colore scuro risalta sulla pelle circostante. Al personale della struttura spetta il compito di osservare il fenomeno senza interferire, lasciando alla madre il tempo di attaccare correttamente il piccolo. A volte può volerci anche un'ora".

L'attaccamento precoce al seno ha diverse importanti funzioni: stimolare la lattazione, cioè l'arrivo della montata lattea, abituare il neonato alla suzione e favorire la sua intimità con la mamma, garantirgli l'assunzione del colostro e stimolare il rilascio di ossitocina nell'organismo materno, che rende più rapido il secondamento, cioè l'espulsione della placenta.

Tranne rari casi, non c'è necessità di somministrare al neonato latte artificiale, acqua o soluzione glucosata, anche se il personale dei centri nascita fa ricorso spesso a questa pratica per tenere tranquilli i bambini nel nido in assenza della madre.

"Se questi liquidi vengono somministrati con il biberon o al bimbo viene dato il ciucciotto nei primi giorni di vita, c'è il rischio che si abitui alla tettarella artificiale e poi incontri delle difficoltà ad attaccarsi al capezzolo", aggiunge Giustardi. "Al piccolo deve essere dato tutto il tempo necessario per abituarsi alla suzione, senza mettergli fretta o imporgli orari rigidi. Non è necessario, anzi è controproducente, pesarlo prima e dopo la poppata per misurare quanto colostro o quanto latte ha assunto. Nei primi giorni andrebbe pesato una volta al giorno".

L'ideale, per favorire l'avvio dell'allattamento, è offrire alla neo-mamma la possibilità di tenere il bimbo in camera con sé nei giorni successivi al parto, prima delle dimissioni. Questa pratica, il cosiddetto rooming in, non è ancora diffusa ovunque nelle strutture ospedaliere italiane, ma riscuote sempre più consensi. "Il rooming in deve essere offerto, mai imposto", ricorda però il neonatologo. "Tutti gli accorgimenti tesi a favorire i primi contatti tra madre e figlio e l'allattamento al seno non dovrebbero mai essere forzati. Bisogna in ogni caso tener conto della disposizione d'animo della puerpera. Ognuno ha i suoi tempi e le imposizioni possono risultare dannose allo sviluppo di un sereno rapporto tra i due, tanto quanto le procedure mediche immotivate".

 

I controlli prima delle dimissioni

 

Nei giorni successivi alla nascita e prima delle dimissioni dalla struttura di ricovero, il bambino viene pesato quotidianamente per controllare il suo accrescimento. "Un calo iniziale inferiore al 7% del suo peso complessivo è fisiologico nei bimbi allattati al seno", spiega Giustardi. "L'importante è che il piccolo recuperi il peso iniziale entro dieci dal parto. Se il calo risulta eccessivo, il personale sanitario dovrebbe osservare una poppata per un'ora almeno, per individuare eventuali difficoltà nelle modalità di attaccamento e aiutare la donna a risolverle, prima di decidere che è necessario fare ricorso a un'aggiunta di latte artificiale".

In occasione della prima visita pediatrica, il neonatologo della struttura sottopone il bambino alla cosiddetta manovra di Ortolani: tenendo il piccolo disteso in posizione supina, divarica le sue gambine, le solleva a squadra e le fa ruotare lentamente verso l'esterno. Scopo della manovra è controllare che il neonato non abbia una lussazione dell'anca.

In occasione della visita pediatrica e comunque prima delle dimissioni, al bambino vengono anche prelevate poche gocce di sangue da inviare al laboratorio per essere analizzate. "L'esame serve a diagnosticare precocemente tre malattie rare ma molto pericolose, la fibrosi cistica, l'ipotiroidismo congenito e la fenilchetonuria, che devono essere trattate prontamente per non provocare danni irreparabili", dice il neonatologo. "Il prelievo del sangue dal tallone è abbastanza fastidioso per il neonato, perciò, come già detto per l'iniezione di vitamina K, sarebbe meglio effettuarlo quando il bimbo sta ricevendo il latte dalla mamma".

 

Box: In presenza di un lieve ittero

 

La comparsa di un lieve ittero, una colorazione giallina della pelle, delle mucose e degli occhi del neonato, è uno degli eventi più frequenti che possono verificarsi nei primi giorni di vita del bambino. Comincia a comparire dalla testa e si estende fino ai piedi e scompare a partire dai piedi, perciò gli occhi possono rimanere di colore giallino anche quando dalla pelle è sparita ogni traccia. È il prodotto dell'accumulo nel sangue della bilirubina, lo scarto della distruzione dei globuli rossi del sangue, che normalmente viene smaltita dal fegato. Nei primi giorni dopo la nascita può capitare che il fegato non sia ancora pienamente efficiente. Accade al 60% dei nati a termine e all'80% dei prematuri.

"Se la colorazione giallina compare nel secondo o terzo giorno di vita ed è lieve e se al terzo giorno la concentrazione di bilirubina nel sangue non supera i 15 mg/dl, non occorre sottoporre il piccolo ad alcun trattamento, ma sottoporlo a controlli nei giorni successivi", spiega Giustardi. "Se al contrario l'ittero si manifesta nelle prime 24 ore di vita, è opportuno sottoporre il piccolo a fototerapia, cioè sottoporlo a speciali lampade la cui luce, penetrando attraverso la pelle, degrada la bilirubina in eccesso. Il trattamento non comporta rischi e non è fastidioso. Alcuni centri nascita sono attrezzati per effettuare il trattamento nella stessa stanza in cui è ricoverata la puerpera, così da non dover separare il bimbo dalla mamma".

 

Box: Intanto la mamma...

 

A una mezz'ora di distanza dalla nascita del bimbo, di norma l'utero della neo-mamma espelle la placenta. Questo processo, il secondamento, deve avvenire spontaneamente al massimo entro due ore dal parto. In caso contrario, l'ostetrica o il ginecologo devono provvedere a rimuovere gli annessi fetali per prevenire emorragie e infezioni.

"Se il neonato è stato immediatamente appoggiato sull'addome della puerpera e gli è stato consentito di attaccarsi al seno, il secondamento avviene in media più velocemente", spiega Giustardi, "perché la suzione del capezzolo libera nell'organismo della donna l'ormone ossitocina, che stimola le contrazioni uterine e quindi l'espulsione del materiale residuo. Inoltre, la mamma impegnata a nutrire e coccolare il suo piccolo avverte di meno il fastidio delle contrazioni".

In molte strutture ospedaliere, dopo il parto la donna viene tenuta in osservazione per due ore per controllare che non si verifichino perdite anomale di sangue, prima di essere ricondotta nella sua camera. "Non c'è ragione per cui il bambino e il neo-papà non possano trascorrere questo intervallo di tempo con la puerpera".

Se il parto è avvenuto mediante cesareo senza un travaglio di prova, aumenta leggermente il rischio che alla nascita il bimbo abbia qualche difficoltà respiratoria, perché non è stato esposto all'azione degli ormoni dello stress materni, che svolgono un'azione stimolante sui polmoni. Aumenta, quindi, la probabilità che debba essere sottoposto a manovre rianimatorie come l'aspirazione del muco dalla bocca con il sondino.

"A meno di casi patologici, comunque, anche nell'eventualità di un cesareo il bambino non dovrebbe essere allontanato dalla mamma, ma appoggiato quanto prima alla sua pelle, magari con l'aiuto di un'infermiera, mentre il ginecologo conclude l'intervento", commenta il neonatologo. "In alcuni centri, se non è possibile appoggiarlo sul corpo della madre, il piccolo viene dato al neo-papà, perché lo scaldi e lo rassicuri tenendolo a contatto con la pelle del proprio petto e parlandogli. Il bambino riconosce la voce paterna, a cui si è abituato nel corso della gravidanza, e si tranquillizza immediatamente. In questo modo non si fa mancare al piccolo la fase dell'imprinting, cioè del riconoscimento dei genitori".