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Associazione Italiana per la Care in Perinatologia

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Obiettivi:  
bullet Prendersi cura della gravidanza
bullet Prendersi cura del parto
bullet Prendersi cura del prematuro
bullet Prendersi cura della nascita del neonato sano
bullet Prendersi cura dell'allattamento al seno
bullet Marsupio terapia
mail to:forum@careperinatologia.it

questo forum è stato ideato per sollecitare, coordinare e promuovere programmi di aggiornamento su argomenti di interesse comune, suggerendo raccomandazioni e comportamenti univoci nella cura della gestante e del neonato.

domande/risposte commenti
D: Sono la mamma di Martina che ha 4 mesi e mezzo, la sto allattando esclusivamente al seno e vorrei chiedervi qualche consiglio per proseguire il più possibile in questo modo (almeno fino a 6 mesi).
Raffaella
D: Ho partorito 20 giorni fa, purtroppo non riesco a dare a mia figlia più di 40 grammi a poppata e quindi sono costretta a darle anche il latte artificiale. Non c'è un modo per aumentare la mia produzione giornaliera.
Rosalba
D: Sono un'ostetrica della provincia di Bergamo e le scrivo per porle un interrogativo cui mi capita spesso di dover far fronte: se infatti da un lato io sono una sostenitrice nonchè promotrice dell'allattamento al seno nel quale credo davvero fermamente, dall'altro non so dare una risposta decisiva alla domanda "fino a quando è giusto protrarre l'allattamento?".
Si parla molto di come avviare un buon allattamento, di come sostenerlo e indubbiamente il lavoro è tanto e ancora c'è bisogno di insistere su questo, ma per chi è decisamente riuscito nell'intento di allattare il proprio figlio e anche in modo duraturo, come consigliare una donna che non vuole necessariamente smettere ma si chiede fino a che punto sia giusto, fino a che punto la suzione sia fonte di nutrimento, appagamento, fino addirittura all'essere considerato un vizio.
Il buon senso mi porta a rispondere che ogni dualità madre-bambino sa quando è il momento giusto, tuttavia molte donne si sentono condizionate in una società che ancora non ha colto fino in fondo quanto questa tappa della vita sia basilare e si sentono quasi "obbligate" a smettere perchè dopo tutto non sono poi molte le madri che allattano oltre l'anno di vita del bimbo e quelle che lo fanno sono viste come madri troppo attaccate al figlio e per molti questo non è considerato "sano".
Spero di avere spiegato in modo abbastanza chiaro il mio quesito e di trovare presso di lei qualche spunto maggiore di riflessione a cui sicuramente non ho pensato.
Silvia
D: Dottore buongiorno, sono sempre la mamma di Giulia. Mi perdoni se La disturbo nuovamente, ma la sto prendendo piuttosto male e non so a chi rivolgermi, se non a Lei che è tanto esperto in materia. Pensare di aver quasi perso il mio latte anche se da un solo seno, proprio io che ne avevo moltissimo (ne avrò donato almeno una ventina di litri)... mi colpevolizzo e mi prendono le crisi di pianto, perchè dovevo accorgermi prima, magari insistevo ad attaccare Giulia e le cose erano diverse. Come mai da un giorno all'altro Giulia ha smesso di tirare da un seno, mentre dall'altro si abbuffa? cosa succede? perché ho perso il mio latte? e se l'attacco insistentemente, tornerà ? oppure rimarrà quel poco che c'è? Val la pena di insistere? se sì, per quanto tempo?
R: Gent.ma credo che lei sia una mamma eccezionale perché avrà aiutato a vivere molti prematuri, lungo la sua strada incontrerà molti Angeli..... Sentirsi in colpa ....è normale è un sentimento che viene da dentro. Per noi avere una mamma cosi, è già una cosa eccezionale, come già le ho detto con un solo seno si allatta un bambino tranquillamente, perché è successo! non ci sono spiegazioni vere, ma capita che un seno viene stimolato di meno tutto qui, cerchi di rilassarsi, respirare con la pancia ed evitare stress inutili, fare sport etc ....e ripetere..... SONO LA MAMMA DELLA MIA BAMBINA MERAVIGLIOSA......ANDRA' TUTTO BENE, A PRESTO ARTURO GIUSTARDI
Con stupore e tristezza ho letto sul Corriere i 2 articoli relativi al taglio cesareo pubblicati recentemente a firma di Margherita De Bac e di Elvira Serra.
Gli articoli, di grande impatto mediatico ed emotivo, parlano delle modalità del parto praticate nelle prime case di cura private di Roma e di quelle preferite da alcune donne celebri in Italia e all’estero. Appare quanto meno curioso che entrambi gli articoli presentino il cesareo come la scelta d’elezione senza fornire alcun dato che permetta al lettore di comprendere l’entità del fenomeno in Italia rispetto al resto del mondo.
Caso vuole negli stessi giorni sia stato pubblicato il rapporto Euro-Peristat sulla salute materno-infantile in Europa da cui risulta che nel 2005 l’Italia ha in assoluto il tasso di tagli cesarei più alto d’Europa pari al 38%, seguita dal Portogallo con il 33% e da tutti gli altri paesi europei con percentuali costantemente inferiori al 30% che scendono al 15% in Olanda e al 14% in Slovenia.
Siamo quindi in cima ad una classifica in cui i migliori si collocano in basso tant’è che nell’agenda del 21 secolo la “nascita naturale” troneggia tra gli obiettivi prioritari a livello Europeo a causa della preoccupazione diffusa circa l’effetto iatrogenico di interventi ostetrici privi di una reale indicazione medica. Preoccupazione che gli esperti intervistati dalla De Bac non sembrano condividere o comunque sembrano giustificare in primis in nome del rischio dei contenziosi medico-legali. Il cesareo viene poi descritto come una procedura sicura e le donne che lo richiedono come le più informate. Sorge spontanea una domanda “informate come?”
Le prove scientifiche riportate dalla letteratura internazionale circa i benefici ed i rischi del cesareo programmato sostengono si tratti di un intervento chirurgico che, in caso di appropriata indicazione medica, rappresenta una pratica salva vita insostituibile ma che, paragonato al parto vaginale, comporta un rischio di mortalità materna pari a 4-5 volte, un maggior rischio di ulteriore chirurgia, di rimozione dell’utero e di ricovero in terapia intensiva oltre a maggiore dolore addominale, ricovero prolungato e ridotta probabilità di allattare al seno. Per il neonato esiste inoltre un aumentato rischio di sindrome da distress respiratorio. L’appropriatezza dell’indicazione medica rappresenta quindi il discrimine tra un intervento chirurgico utile ed uno inutile gravato dal rischio delle possibili complicanze.
E’ vero che sono le donne a richiedere il cesareo senza indicazione medica? Il rapporto europeo riporta l’assenza di una documentazione chiara in tal senso e la difficoltà di raccoglierla senza tener conto di quali informazioni le donne abbiano ricevuto per formulare la loro scelta. Indagini dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’ISTAT riportano che circa il 90% delle donne italiane preferisce partorire con il parto spontaneo. Quello che è certo è che le donne che partoriscono alla Mater Dei di Roma e le poche donne famose citate nell’articolo di Elvira Serra per fortuna non sono un campione rappresentativo delle donne italiane.
Serena Donati (Roma)