A.I.C.I.P.
Società Italiana per la Care in Perinatologia
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ELENCO delle TESI

Neuroscienze e apprendimento: imitazione e didattica alla luce della scoperta dei neuroni specchio
di: Melissa Verona

Neuroscienze e apprendimento: imitazione e didattica alla luce della scoperta dei neuroni specchio

RELATORE: Dr.ssa Alessia Cadamuro

TESI DI LAUREA DI: Melissa Verona

Introduzione

Le neuroscienze cognitive vengono definite come un insieme di discipline che coinvolgono principalmente la neurologia, la biologia, la psicologia, la neuropsicologia e hanno evidenziato come il cervello dell’essere umano sia formato da aree altamente specializzate in cui si svolgono le funzioni cognitive, ad esempio attenzione, linguaggio, apprendimento, memoria, da sempre oggetto principale della psicologia dell’educazione. Per questo la presente tesi nasce con lo scopo di indagare la relazione tra le neuroscienze e l’apprendimento, dimostrando come lo sviluppo cognitivo e la costruzione degli apprendimenti, in particolar modo dei bambini in età scolare e prescolare, non possa prescindere dai correlati neurali alla base della cognizione. Poiché i processi cognitivi dipendono dal cervello e la cognizione deriva dall’attività neuronale, le teorie cognitive alla base della psicologia dell’educazione devono tenere conto del funzionamento cerebrale, della relazione cervello-cognizione. Dal momento che la nascita delle neuroscienze cognitive è stata possibile principalmente grazie alla scoperta dei neuroni specchio, si vuole dimostrare in quale modo tale scoperta abbia influenzato non solo il mondo delle neuroscienze, ma anche la psicologia dell’educazione e dello sviluppo. Infine, si vuole anche dimostrare in quale modo sia stato possibile riconsiderare la didattica e l’importanza di strategie d’insegnamento all’interno delle classi attraverso l’apprendimento osservativo e grazie al connubio tra queste discipline. Nel dettaglio, questa tesi vuole dimostrare come la scoperta dei neuroni specchio abbia permesso di rivalutare e dare un contributo scientifico al mondo della psicologia, perché ha permesso di avvalorare le teorie dell’apprendimento per imitazione, dimostrando come tale tipologia di apprendimento sia rilevante nella crescita e nello sviluppo dell’essere umano. Le tecniche di neuroimaging che saranno presentate nel corso della tesi hanno evidenziato il funzionamento cerebrale e la plasticità neuronale, focalizzando l’attenzione sull’interazione tra i meccanismi di natura genetica, sulle predisposizioni innate e le esperienze vissute da ogni individuo, dimostrando come tutti questi aspetti influiscano sui processi e sulla specializzazione cognitiva. 6 La presente tesi è strutturata in tre capitoli. Nel primo capitolo l’attenzione è stata focalizzata sulle teorie dell’apprendimento osservativo. Inizialmente sono stati presentati al lettore i presupposti teorici dell’apprendimento, evidenziando le idee base e gli esponenti delle principali correnti di pensiero del 1900 (comportamentismo, cognitivismo, costruttivismo), inoltre sono state illustrate le teorie che, per prime, hanno studiato i comportamenti imitativi nei soggetti. Ci si è concentrati principalmente sulle teorie sociali di Bandura e di Vygotskij, sul “modeling” e sui processi mentali che si attivano nel momento in cui il soggetto interagisce con l’ambiente, dimostrando come le strutture e le reti sociali in cui vivono gli individui influiscano nello sviluppo dell’apprendimento del bambino. Nella parte conclusiva del capitolo è stato dato spazio alle teorie moderne dell’imitazione, dimostrando che i comportamenti imitativi nella prima infanzia sono strumenti conoscitivi della realtà di natura innata, coinvolti nello sviluppo del linguaggio e fondati sull’intersoggettività e sull’empatia. Sono state proposte diverse ricerche al fine di dimostrare che l’imitazione offre la possibilità di creare un forte legame tra fratelli e con il gruppo dei pari. Infine è stata presentata la funzione del gioco simbolico, come esemplificazione dell’imitazione tra pari in età prescolare. Nel secondo capitolo si è voluto offrire una descrizione precisa e dettagliata delle sperimentazioni che hanno condotto alla scoperta del sistema dei neuroni specchio nei macachi e, successivamente, nell’uomo. Sono state presentate diverse tecniche di attività cerebrale (risonanza magnetica funzionale, PET, stimolazione magnetica transcranica) che hanno dimostrato il coinvolgimento dei neuroni specchio nella cognizione e nell’imitazione, evidenziando come questa classe di cellule si attivi nel momento in cui il soggetto osserva e riproduce l’azione presentata da terzi. L’attenzione è anche stata focalizzata sui meccanismi sostenuti dai neuroni specchio, facendo riferimento alla “simulazione incarnata”, coinvolta nel riconoscimento delle azioni e delle intenzioni altrui e grazie alla quale possiamo riconoscere gli stati mentali degli altri individui. Sono stati spiegati i meccanismi alla base del sistema dei neuroni specchio, che possono essere considerati la base neurale dell’empatia e ci permettono di entrare in relazione con gli altri. Infine è stata presentata 7 brevemente l’“embodied cognition” (cognizione incarnata), secondo cui la conoscenza dell’altro avviene grazie all’esperienza attraverso il corpo. Nel terzo capitolo invece viene fatto un breve accenno al funzionamento delle strutture cerebrali coinvolte nei processi di apprendimento (sistema corticale, ippocampo, amigdala) e viene analizzata la relazione tra i neuroni specchio e l’apprendimento per imitazione, illustrandone sia la funzione sociale sia la valenza didattica. Attraverso la presentazione di numerose ricerche è stato dimostrato l’apporto che la scoperta dei neuroni specchio ha dato alla psicologia dell’educazione, presentando l’imitazione come un fenomeno di origine innata, inconscia e selettiva per ogni individuo. Al fine di evidenziare una delle principali funzioni sociali dell’imitazione sono state proposte tre differenti teorie che illustrano le possibili cause dello spettro autistico, evidenziando come un malfunzionamento nel sistema dei neuroni specchio e, più in generale, delle attività neurali presenti nel cervello, possano essere alla base dell’incapacità dei soggetti di sviluppare le abilità che permettono di comprendere le emozioni e le intenzioni altrui, tipiche dei soggetti e dei bambini autistici. Per concludere, si è voluta illustrare la correlazione tra le neuroscienze e la didattica, dimostrando come questa possa essere rivalutata all’interno della classe e con bambini in età scolare. In particolare è stato dimostrato il modo in cui le diverse strategie di insegnamento basate sul “modeling”, ad esempio la tecnica dell’apprendistato cognitivo, dell’insegnamento reciproco e della facilitazione procedurale, portano ad un apprendimento significativo e condiviso da tutti gli student

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UNIVERSITÁ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA
Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA
 
La Kangaroo Mother Care
di: Grispu Gianna Sara

La Kangaroo Mother Care

RELATORE: Dott.ssa Anna Domenica Fiori

CORRELATORE: Dott. Arturo Giustardi

TESI DI LAUREA DI: Grispu Gianna Sara

Introduzione

La nascita pretermine comporta, per il neonato, una serie di problematiche legate all'immaturità sia anatomica che funzionale dei vari apparati; il processo di maturazione, che fisiologicamente dovrebbe svilupparsi nell'ambiente intrauterino, si svolge invece in ambiente molto diverso e al quale il neonato non è pronto ad adattarsi. Esso può quindi andare in contro sia a problemi sul piano biologico come: instabilità termica, squilibri metabolici, patologie respiratorie, gastrointestinali, neurologiche ed infettive, sia sul piano relazionale, in quanto i locali sono sovraccarichi di rumore e luci. Queste stimolazioni sensoriali precoci risultano inappropriate ed hanno effetti negativi nei confronti del benessere del neonato, disturbandolo ed influendo negativamente sui parametri vitali, sugli stati comportamentali, aumentando il dispendio energetico. Il piccolo inoltre si trova lontano dalla madre, in un ambiente impersonale altamente tecnologico. In un' ottica di umanizzazione dell'assistenza al neonato prematuro è stata applicata una tecnica rivoluzionaria nella sua semplicità, si tratta della Kangaroo Mother Care (KMC). Il nome di questo metodo di cura deriva dalla somiglianza con le abitudine dei marsupiali, in cui il piccolo canguro, che nasce sempre prematuramente, viene collocato nel marsupio materno, in un ambiente caldo e contenitivo, nel quale ha la possibilità di alimentarsi, fino al raggiungimento della completa maturazione. Questo metodo fu impiegato per la prima volta nel 1978 a Bogotà, in Colombia, da due neonatologi dell'istituto materno infantile dell'ospedale San Juan de Dios, E. Rey e H. Martinez, come modalità di assistenza, per i neonati prematuri, alternativa a quella tradizionale in termoculla. Tale scelta fu sperimentata per necessità, in quanto negli Ospedali Colombiani non vi erano condizioni ottimali per la sopravvivenza e l'assistenza, tra cui il basso numero di termoculle che portava a sistemare più neonati insieme con conseguente aumento di rischio infezioni e mortalità, e ambienti scarsamente riscaldati. I due neonatologi invitarono la madri a tenere stretti a sé i loro piccoli, nudi, pelle contro pelle. I risultati furono sorprendenti: la mortalità diminuì ed i neonati ebbero in misura inferiore disturbi in genere tipici dei prematuri. Numerosi studi hanno confermato come la Kangaroo Mother Care faciliti in modo più completo l'adattamento e la stabilizzazione del neonato attraverso il contatto pelle a pelle tra madre e bambino, il calore materno, la presenza di un confine al proprio corpo ed ai propri movimenti, assieme all'allattamento al seno precoce ed a tutta quella serie di rumori familiari che permettono al neonato di ricreare l'ambiente che lo ha accolto per molti mesi. In un mondo tecnologicamente avanzato, dove la sopravvivenza dei nati pretermine è molto elevata, la Kangaroo Care non può che rappresentare un' alternativa alle tecnologie assistenziali e rappresentare un utile completamento, finalizzato al miglioramento del benessere e della relazione madre-neonato.

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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAGLIARI FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA
CORSO DI LAUREA IN INFERMIERISTICA - ANNO ACCADEMICO 2011/12
 
La Kangaroo Mother Care
di: Grispu Gianna Sara

La Kangaroo Mother Care

RELATORE: Dott.ssa Anna Domenica Fiori

CORRELATORE: Dott. Arturo Giustardi

TESI DI LAUREA DI: Grispu Gianna Sara

Introduzione

La nascita pretermine comporta, per il neonato, una serie di problematiche legate all'immaturità sia anatomica che funzionale dei vari apparati; il processo di maturazione, che fisiologicamente dovrebbe svilupparsi nell'ambiente intrauterino, si svolge invece in ambiente molto diverso e al quale il neonato non è pronto ad adattarsi. Esso può quindi andare in contro sia a problemi sul piano biologico come: instabilità termica, squilibri metabolici, patologie respiratorie, gastrointestinali, neurologiche ed infettive, sia sul piano relazionale, in quanto i locali sono sovraccarichi di rumore e luci. Queste stimolazioni sensoriali precoci risultano inappropriate ed hanno effetti negativi nei confronti del benessere del neonato, disturbandolo ed influendo negativamente sui parametri vitali, sugli stati comportamentali, aumentando il dispendio energetico. Il piccolo inoltre si trova lontano dalla madre, in un ambiente impersonale altamente tecnologico. In un' ottica di umanizzazione dell'assistenza al neonato prematuro è stata applicata una tecnica rivoluzionaria nella sua semplicità, si tratta della Kangaroo Mother Care (KMC). Il nome di questo metodo di cura deriva dalla somiglianza con le abitudine dei marsupiali, in cui il piccolo canguro, che nasce sempre prematuramente, viene collocato nel marsupio materno, in un ambiente caldo e contenitivo, nel quale ha la possibilità di alimentarsi, fino al raggiungimento della completa maturazione. Questo metodo fu impiegato per la prima volta nel 1978 a Bogotà, in Colombia, da due neonatologi dell'istituto materno infantile dell'ospedale San Juan de Dios, E. Rey e H. Martinez, come modalità di assistenza, per i neonati prematuri, alternativa a quella tradizionale in termoculla. Tale scelta fu sperimentata per necessità, in quanto negli Ospedali Colombiani non vi erano condizioni ottimali per la sopravvivenza e l'assistenza, tra cui il basso numero di termoculle che portava a sistemare più neonati insieme con conseguente aumento di rischio infezioni e mortalità, e ambienti scarsamente riscaldati. I due neonatologi invitarono la madri a tenere stretti a sé i loro piccoli, nudi, pelle contro pelle. I risultati furono sorprendenti: la mortalità diminuì ed i neonati ebbero in misura inferiore disturbi in genere tipici dei prematuri. Numerosi studi hanno confermato come la Kangaroo Mother Care faciliti in modo più completo l'adattamento e la stabilizzazione del neonato attraverso il contatto pelle a pelle tra madre e bambino, il calore materno, la presenza di un confine al proprio corpo ed ai propri movimenti, assieme all'allattamento al seno precoce ed a tutta quella serie di rumori familiari che permettono al neonato di ricreare l'ambiente che lo ha accolto per molti mesi. In un mondo tecnologicamente avanzato, dove la sopravvivenza dei nati pretermine è molto elevata, la Kangaroo Care non può che rappresentare un' alternativa alle tecnologie assistenziali e rappresentare un utile completamento, finalizzato al miglioramento del benessere e della relazione madre-neonato.

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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAGLIARI FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA
CORSO DI LAUREA IN INFERMIERISTICA - ANNO ACCADEMICO 2011/12
 
La care madre-neonato: favorire e ostacolare il bonding neonatale
di: Roscioni Beatrice

La care madre-neonato: favorire e ostacolare il bonding neonatale

RELATORE: Dott. Mercuri Maurizio

CORRELATORE: Dott. Romondia Massimiliano

TESI DI LAUREA DI: Roscioni Beatrice

Introduzione

La presente ricerca ha come oggetto di studio il bonding neonatale, il contatto pelle a pelle e la care madre-neonato considerati parti essenziali del legame che si crea tra il neonato e i genitori al momento della nascita. In questo quadro ci si propone in particolare di indagare come tutti questi elementi siano legati tra loro e alle pratiche assistenziali dei punti nascita, nonché ai professionisti che vi operano. La base di ricerca è nata, durante il tirocinio al nido, dove ho assistito a diversi parti e ho conosciuto una mamma a cui ho raccontato di come le prime ore dopo la nascita siano di fondamentale importanza per mamma e neonato. Poi nominando la parola ‘bonding’ mi sono resa conto che era rimasta in silenzio perché non sapeva di cosa si trattasse. Sono partita da qui, da questa domanda, per formulare il quesito che sarebbe stato l’oggetto del mio studio per la tesi; cioè il primo legame mamma-bambino (altrimenti detto “bonding”). In quell’esperienza, mi sono resa conto quanto meravigliosi e delicati siano i momenti della nascita di un bambino ma anche del ruolo e dell’impatto che le figure che entrano a far parte di quei momenti hanno. Ho iniziato così a documentarmi sull’argomento in diversi modi (internet, libri, esperti, persone) a verificare l’effettiva conoscenza generale su questo argomento. Mi sono resa conto, così, di come il bonding sia una pratica ancora poco diffusa e dalla sconosciuta importanza, con lacune di informazione. Durante tutta la gravidanza la donna viene accompagnata e seguita durante il suo percorso da professionisti sanitari (ostetriche, infermiere e ginecologa), che si accertano che la madre segua le cure prenatali adeguate per garantire la salute del bambino. In questi nove mesi si inizia a creare un legame tra i due che si intensifica sempre di più, fatto di suoni, carezze, odori e sensazioni; tale legame si concretizza alla nascita dove finalmente gli occhi dei due si incrociano per la prima volta e inizia così a crearsi quel nodo d’amore destinato a durare per tutta la vita. Ecco perché è molto importante permettere che il processo di attaccamento madre-neonato ,già prima, ma ancor di più subito dopo la nascita sia favorito nel modo corretto. Devono essere, pertanto, considerati gli elementi che compongono il bonding (privacy, ambiente, contatto pelle a pelle, rooming.in, allattamento precoce…); per fare in modo che questo avvenga è necessario che la struttura e i professionisti che ci lavorano condividano tale pratica, siano adeguatamente formati (ed eventualmente la documentino nella cartella infermieristica in una sezione apposita). Essenziale è che, il professionista nel suo operare, non vada ad ostacolare tale processo con attività e tempi non raccomandati.

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UNIVERSITÀ POLITECNICA DELLE MARCHE FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA
CORSO DI LAUREA IN INFERMIERISTICA - ANNO ACCADEMICO 2011/12
 
Impatto della modalità del parto e del bonding su ansia e tono dell’umore materno: studio prospettico su 440 pazienti
di: Clerici Cristina

Impatto della modalità del parto e del bonding su ansia e tono dell’umore materno: studio prospettico su 440 pazienti

RELATORE: Dott. SERATI MAURIZIO

Presidente: Chiar.mo Prof. Pierfrancesco Bolis

TESI DI LAUREA DI: CLERICI CRISTINA

Introduzione

Da diversi anni il mondo scientifico ha richiamato l’attenzione sull’umanizzazione dell’evento nascita e delle cure neonatali: l’appello a “una nascita senza violenza” (Leboyer, 1974) ha stimolato numerose ricerche nel campo dell’attaccamento e delle metodiche legate al parto, sottolineando i benefici per il neonato di un approccio più naturale e meno medicalizzato (The Cochrane Collaboration, 2009). Mentre in molte culture il neonato è sempre stato lasciato tra le braccia della mamma ancora svestito dopo il parto, nelle società industrializzate si è assistito all’adozione da parte degli ospedali di pratiche che interferiscono con il processo fisiologico della nascita e soprattutto della creazione del legame mamma-papà-bambino: spesso il neonato, subito dopo il taglio del cordone ombelicale viene lavato, asciugato, sottoposto alle profilassi, misurato, vestito e solo allora riconsegnato alla mamma; Invece di essere accolto dalla figura materna e sperimentare attraverso essa, in maniera graduale, la realtà extrauterina, viene sottoposto a una serie di stimoli invasivi che interrompono un periodo di eccezionale unicità come il “periodo sensitivo” (cosí definito da Klaus e Kennel). Se quindi si conoscono i vantaggi offerti al neonato dal precoce contatto con la madre, poco studiati sono ancora invece gli effetti di questa vicinanza fisica ed emotiva immediata sulla madre stessa. Dal mese di Agosto del 2011 è stato introdotto presso l’Ospedale Filippo del Ponte di Varese un protocollo relativo alle modalità di cura dei neonati sani al momento della nascita. Le disposizioni hanno modificato in maniera importante l’attività dei reparti Nido e Sala parto, spingendo gli operatori a proporre alle pazienti gravide il contatto pelle a pelle dopo il parto, spiegandone vantaggi e implicazioni, e a ritardare a 2 ore dopo la nascita le procedure di cura del neonato fino ad allora attuate immediatamente dopo la nascita. Si è resa così necessaria una sorveglianza più intensa del neonato da parte del personale ostetrico di Sala Parto e un dilazionamento nel tempo delle attività del personale infermieristico e medico del Nido, con le relative difficoltà. Dall’osservazione di questa realtà in mutamento e noti i benefici per il neonato e per la sua relazione con la madre, è nata l’esigenza di approfondire la conoscenza degli effetti che il bonding può avere sulla neomamma, sul suo stato emotivo e sui vissuti di ansia. Sappiamo infatti che sintomi depressivi durante il post partum possono influire negativamente sullo sviluppo di una solida relazione mamma-bambino (Brockington et al. 2001) e che le donne che li sperimentano possono provare sentimenti negativi, di rifiuto e negligenza per il neonato, il quale, nel secondo anno di età, ha più probabilità di rivelare un attaccamento insicuro nei confronti del genitore (Murray 1992; Teti et al. 1995). Poco indagati sono invece gli effetti degli stati ansiosi sul legame tra la mamma e il suo piccolo dopo il parto e nei pochi studi presenti in letteratura (Edhborg et al. 2011; Figuereido e Costa 2009) i risultati sono contrastanti. Un altro aspetto da considerare a proposito della relazione tra mamma e bambino è il ruolo che la modalità del parto ricopre in termini di influenza nella formazione di questo legame. In particolare è stata studiato il legame tra tipo di parto e la probabilità di sviluppare depressione post partum. L’ultima review presente in letteratura (Carter et al.2006) considera 24 studi sull’argomento, dei quali 15 non hanno rilevato associazione tra taglio cesareo e depressione puerperale, un recente studio condotto su una vasta popolazione norvegese (SS Adams et al. 2011) non riporta differenze significative tra le diverse modalità di parto in relazione a un distress emotivo nel puerperio e uno degli studi più recenti, condotto in Canada (Sword et al. 2011) ha invece rilevato una correlazione tra il taglio cesareo e una probabilità più alta di sviluppare depressione post partum ma solo per le donne nate nello stato in cui veniva condotto lo studio. I dati possono quindi considerarsi non del tutto univoci; inoltre nella maggioranza degli studi al campione è stato somministrato il test per l’identificazione del rischio di depressione non prima di 6 settimane dopo il parto, escludendo temporalmente, come vedremo nel paragrafo dedicato ai disturbi dell’umore dopo il parto, l’insieme di emozioni e vissuti negativi che va sotto il nome di baby blues, i cui effetti sul legame mamma-bambino non possono essere ignorati. In letteratura non viene inoltre considerato bonding post partum come possibile fattore influente sullo stato emotivo materno, ma solo il contrario. Fermo restando gli effetti positivi già ampiamente dimostrati in letteratura del bonding sul neonato, che indicheremo nel dettaglio nei paragrafi seguenti, ottenendo anche un’evidenza sulla correlazione tra la pratica del contatto pelle a pelle nel post-partum e uno stato emotivo materno piu positivo, disporremmo di un’ulteriore conferma dell’importanza del bonding per il neonato e uno di uno strumento in grado di potenziare la capacità innate di accudimento della mamma e migliorare il suo vissuto della nascita, oltre che un nuovo argomento per stimolare i professionisti impegnati nel campo della maternità a motivare le mamme alla pratica del bonding.

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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELL’INSUBRIA FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA
CORSO DI LAUREA IN OSTETRICIA - ANNO ACCADEMICO 2011/12
 
Prevenzione e gestione del dolore nel feto e nel neonato: analisi della letteratura
di: Mongiardino Irene

Prevenzione e gestione del dolore nel feto e nel neonato:
analisi della letteratura

RELATORE: Dott. Martano Claudio

 

TESI DI LAUREA DI: Mongiardino Irene

Introduzione

Obiettivo principale del mio lavoro è quello di riportare una modalità di assistenza basata sull’attenzione ai bisogni primari della persona assistita nei reparti di Ostetricia e Neonatologia e nelle Unità d Terapia Intensiva Neonatale.
Il motivo che mi ha spinto a ricercare e scrivere la Tesi di Laurea su quest’argomento è nato durante il tirocinio nei tre anni del Corso di Studi: durante questa esperienza sono stata colpita dal lavoro attento, scrupoloso e rispettoso di medici ed infermieri nei confronti di questi piccoli pazienti.
Assistendo a vari convegni di neonatologia, ostetricia e bioetica ho conosciuto una realtà a me totalmente sconosciuta: questi piccoli esseri viventi provano dolore. Tutto ciò mi ha spinto a desiderare di promuovere ed approfondire ulteriormente questi temi. Ho contattato diversi esponenti in questo campo, Prof. Martano, Prof. Fabris, Prof. Bellieni, Prof. Volta, Prof. Giustardi, Prof. Anand con 9 cui ho discusso, spesso telematicamente, di questi argomenti, e che mi hanno aiutato inviandomi alcuni loro studi. Il mio lavoro è stato effettuato utilizzando il famoso motore di ricerca di articoli scientifici, PubMed, e utilizzando come “mesh” le parole “fetus”, “pain”, “newborn”, “K.J. Anand” e “C.V. Bellieni” ho analizzato circa 90 elementi tra articoli di riviste scientifiche, revisioni sistematiche, testi e monografie.
Ho basato la mia analisi soprattutto su due autori: K.J. Anand, professore di neonatologia ed esperto mondiale sul dolore fetale e neonatale, e C.V. Bellieni professore di neonatologia ed esperto nazionale in questo campo.
Ho suddiviso il mio lavoro in tre grandi aspetti: il primo analizza le strutture anatomiche che percepiscono e modulano lo stimolo dolorifico, la loro formazione e il loro sviluppo già dalla vita intrauterina; la seconda parte si occupa della prevenzione e della gestione del dolore nel feto; la terza ed ultima parte riguarda la prevenzione e la gestione del dolore nel neonato, considerando sia il neonato pretermine sia il neonato nato a termine di gestazione.

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Università degli Studi di Torino FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA
CORSO DI LAUREA IN OSTETRICIA - ANNO ACCADEMICO 2007/2008
 
La gestione infermieristica del bambino con disturbi del modello del sonno
di: Ruocco Olimpia

La gestione infermieristica del bambino con disturbi del modello del sonno

RELATORE: DOTT.ssa Clelia Esposito

 

TESI DI LAUREA DI: Ruocco Olimpia

Introduzione

Il bambino è un soggetto in divenire, in stretta relazione con persone che lo influenzano e immerso in un contesto sociale che lascia su di lui il suo segno; il bambino ha bisogno di tutto ciò che può favorire l'evoluzione della sua autonomia. Deve essere inserito progressivamente in gruppi sempre più ampi ed articolari, capaci di prepararlo alla vita sociale, ma occorre considerarlo una persona dotata di ideazione e di intenzionalità proprie, soggetto cosciente capace di orientarsi nella vita e di raggiungere, con la riflessione e l'azione, l'affermazione e la realizzazione piena del suo sé.
Durante lo sviluppo, emergono dei "bisogni", provenienti dall'interno o dall'esterno della persona.
Il bisogno crea una rottura dell'equilibrio ma se esso viene soddisfatto, l'equilibrio viene ristabilito, mentre se non riceve alcuna risposta (o una risposta inadeguata) tale bisogno causa un disequilibrio "permanente".
Lo sviluppo di un bambino è quindi costellato da un susseguirsi di equilibrio - bisogno - nuovo equilibrio. Questo è ciò che permette al bambino di proseguire sulla scala dello sviluppo e di trovare un equilibrio sempre più completo ed elaborato. E' dunque molto importante conoscere quali sono i bisogni del bambino per poter dare risposte adeguate che permettano un regolare sviluppo.
Tutto ciò, presuppone da parte dell'adulto e del professionista pediatrico conoscenze per interventi adeguati a favorire il raggiungimento del benessere. La conoscenza infermieristica è basata su modelli teorici di riferimento come quelli di D.Horem, V.Henderson, Maslow, ed altri.
Tutti i modelli teorici applicati all’età evolutiva contengono una visione completa ed esaustiva dell’assistenza, non scontata e attenta ai bisogni del neonato, bambino e dell’adolescente nonché del nucleo familiare. Le teorie infermieristiche considerano il soggetto pediatrico un essere bio-psicosociale in continua relazione con l’ambiente esterno che durante la sua vita può presentare, rispetto al continuum salute-malattia, situazioni di bisogno diversificate relativamente all’età ed alla patologia stessa; basti pensare ai problemi legati allo sviluppo psico-motorio, alla nutrizione, ed alle malattie croniche.
Il sonno è considerato uno dei bisogni essenziali legati alla natura dell’essere umano e, come ciascun bisogno specifico si basa su 3 criteri:
-proviene da un bisogno fondamentale
-costituisce una necessità individuale
-esprime le esigenze dell’essere umano e della famiglia.
La ricerca infermieristica ha mostrato come diversi fattori possono influenzare positivamente la realizzazione di un sonno tranquillo e ristoratore ed altri agire come elementi disturbanti il sonno stesso.
Lo scopo del presente elaborato è quello di mostrare come la competenza infermieristica cui si perviene attraverso un percorso di studi multidisciplinari e mirati alla pediatria e fondati sulle migliori evidenze scientifiche applicate al nursing consenta all’infermiere pediatrico la realizzazione di interventi assistenziali capaci di realizzare obiettivi finalizzati al raggiungimento ed al mantenimento dello stato di benessere del paziente in età evolutiva. A tanto non si può escludere un processo di educazione continua e di sostegno al paziente durante il percorso della malattia che in molti casi per i caratteri della cronicità costringe in alcuni periodi ad un contatto ospedale famiglia quasi giornaliero.

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SECONDA UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA
CORSO DI LAUREA IN INFERMIERISTICA PEDIATRICA - ANNO ACCADEMICO 2010/2011
 
Clampaggio del cordone ombelicale: la scelta del timing tra vecchi dibattiti e nuove evidenze
di: Casula Clizia

Clampaggio del cordone ombelicale:
la scelta del timing tra vecchi dibattiti e nuove evidenze

RELATORE: DOTT.ssa Elsa Del Bo

CORRELATORE: Dott. Gianfranco Perotti

TESI DI LAUREA DI: Casula Clizia

Introduzione

A conclusione di un percorso di studi difficile ma estremamente stimolante dal punto di vista culturale e umano, credo che la tesi debba essere un ulteriore strumento messo a nostra disposizione volto ad un ragionamento che spazi tra gli ambiti di interesse affrontati e non completamente approfonditi. Credo inoltre che essa debba rivelarsi utile per il futuro professionista ai fini di una corretta pratica clinica.
Lo scopo di questo scritto è quello di indagare gli effetti sull’outcome materno e neonatale legati al timing del clampaggio del cordone ombelicale alla nascita.
E’ stata quindi esaminata la letteratura scientifica su questo argomento con particolare attenzione verso gli studi più recenti dell’ultima decade. Attualmente non vi sono linee guida ufficiali chiare ed omogenee, vi sono però numerosi suggerimenti ed evidenze di alto livello che ci indicano quale possa essere l’approccio più corretto a questo intervento per la diade madre-bambino.

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Università degli Studi di Pavia
IRCCS Policlinico S. Matteo, Pavia
 
A.I.C.I.P.

Società Italiana per la Care in Perinatologia
Piazza Giorgio La Pira n. 14
Gaggiano (MI)
 
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venerdì 15 dicembre 2017
Realizzazione: STUDIO C

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