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Anna Buonomo e Ambra Palazzi
"La musica è il linguaggio universale dell'umanità", affermò quasi 200 anni fa Henry Wadsworth Longfellow. La conferma arriva anche dagli scienziati di Harvard, che hanno pubblicato su 'Science' lo studio scientifico più completo per determinare la verità delle parole del poeta.
Esaminando ninne nanne, canzoni curative, brani da ballo e d'amore, gli scienziati hanno scoperto che quelli che condividono determinate funzioni tendono ad avere caratteristiche musicali simili.
La musica è un linguaggio universale che accomuna tutto il mondo. Non esiste cultura che non abbia utilizzato la musica per esprimere le proprie idee, emozioni e sensazioni. Ciò avviene perché la musica è riconosciuta e compresa da tutti, perfino dai bambini.
Le funzioni della musica
La musica, in generale, svolge tre funzioni importanti: emoziona, in quanto è in grado calmare e di rilassare le persone che la ascoltano; evoca ricordi ed infine ha un potere educativo, in quanto riesce ad insegnare alla persona i tempi giusti del dialogo e il ritmo del linguaggio. La musica ha anche un potere terapeutico. A tale proposito parliamo di musicoterapia per bambini, utilizzata soprattutto per gli autistici, i disabili, e qualsiasi altra categoria di utenti definiti “fragili”.
Cos’è la Musicoterapia?
La musicoterapia è definita come “l’uso professionale della musica e dei suoi elementi come intervento in ambienti medici, educativi e comuni con individui, gruppi, famiglie o comunità che cercano di ottimizzare la loro qualità di vita e migliorare la salute e il benessere fisico, sociale, comunicativo, emotivo, intellettuale e spirituale. Ricerca, pratica, educazione e formazione clinica in musicoterapia sono basati su standard professionali in relazione ai contesti culturali, sociali e politici” (WFMT, 2011).
La musicoterapia viene utilizzata per affrontare e trattare diverse patologie legate all’infanzia come la sindrome da deficit di attenzione e iperattività del bambino (ADHD) o nel ritardo mentale dei bambini (autismo, sindrome di down…).
Non va dimenticata l’importanza della musicoterapia prenatale che va ad agire direttamente sul benessere psico-fisico della futura madre e quindi sul feto. La musica ha il potere di attivare il cuore e la mente e di far riemergere sensazioni ed emozioni dimenticate.
Tra i diversi interventi precoci rivolti al neonato ospedalizzato e alla sua famiglia, ispirati ai principi dell’assistenza individualizzata, umanizzata e centrata sulla famiglia, negli ultimi decenni la musicoterapia si è affermata internazionalmente come un trattamento efficace nella TIN, indirizzato al benessere del neonato e a quello dei suoi genitori.
Clinical Practice Protocol of Creative Music Therapy for Preterm Infants and Their Parents in the Neonatal Intensive Care Unit
La musicoterapia creativa per i neonati prematuri e i loro genitori si è affermata come un promettente intervento precoce integrato con la famiglia.Musicoterapia in Terapia Intensiva Neonatale:
risorsa per il benessere del bambino e della famiglia
La presenza del genitore è fondamentale nella Terapia Intensiva Neonatale (TIN): poiché le esigenze mediche limitano la vicinanza fisica ed emotiva durante il ricovero, l’uso del contatto pelle-a-pelle
e della voce diventano fondamentali per la salute e lo sviluppo del neonato e
per l’instaurarsi del legame di attaccamento genitore-bambino.
Diversi studi
mostrano che quando la mamma parla o canta per il proprio bambino prematuro in
TIN, la frequenza cardiaca si stabilizza, la saturazione dell’ossigeno aumenta e
diminuiscono eventi critici come bradicardie o cadute di saturazione.
Il canto genitoriale, in particolare, rappresenta un canale comunicativo semplice e diretto attraverso cui trasmettere e ricevere emozioni nella relazione con il proprio bambino, anche e soprattutto nelle situazioni in cui il contatto è limitato come nel caso di una nascita pretermine.
Tuttavia, molto spesso per i genitori è difficile interagire vocalmente con il proprio bambino nella TIN. L’ambiente tecnologico, sterile e privo di intimità della TIN puó inibire l’insorgere di quei comportamenti intuitivi genitoriali come cantare per il proprio bambino. Per questo, la musicoterapia in TIN può essere una potente risorsa per sostenere la famiglia nell’interazione con il bambino durante il difficile periodo della degenza ospedaliera.
La musicoterapia è definita come “l’uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive.
In particolare, nell’ambito della TIN, la musicoterapia può essere definita come un intervento precoce (poiché attuabile fin dai primi giorni di ricovero, non appena il bambino raggiunge una stabilità clinica), che utilizza di preferenza la musica dal vivo con l’obiettivo di favorire il benessere del neonato e dei suoi genitori, promuovendo lo sviluppo neurologico e socio affettivo del bambino e la conoscenza dei suoi segnali da parte dei genitori.Facilitando l’interazione del genitore attraverso l’uso della voce e del canto, la musicoterapia è in grado di ricreare quella sensazione di intimità e sicurezza perdute: quando il bambino non può essere stimolato a livello tattile, la voce genitoriale può raggiungerlo e “cullarlo” trasmettendogli tranquillitá, forza e vicinanza emotiva.
Il mondo sonoro intrauterino
La vita intrauterina, la nascita, la relazione madre-bambino sono permeati dal suono e hanno caratteristiche musicali. Il bambino all’interno del grembo è in diretta relazione e comunicazione con la madre. Si tratta di una relazione che non solo è biologica ma anche affettiva, sensoriale e psicologica. Lo scambio emotivo tra mamma e bambino influenza lo stato psicologico di entrambi.
Nel corso della gestazione “vi è un apprendimento uterino delle caratteristiche delle vocalizzazioni e di altri movimenti che segnalino emozioni affettuose; vi é la preferenza per forme dinamiche di comunicazione, questa sottile abilitá di ricezione dell’espressivitá umana deve affondare le proprie radici in strutture cerebrali dedicate alle emozioni e ai loro mutamenti dinamici” (Trevarthen, 1998).
Lo sviluppo dell’udito avviene precocemente: a partire dalle 6-8 settimane il bambino percepisce i suoni da un punto di vista tattile, tra la 22 e la 24° settimana vi è l’unione della coclea alla corteccia uditiva e diversi studi mostrano che tra la 24 e 26° settimana si hanno le prime risposte agli stimoli sonori con aumento di FC e movimento. Inoltre giá alla 16° settimana é possibile registrare movimenti del corpo e della bocca del feto mentre ascolta musica.
Il mondo intrauterino è molto sonoro e tra tutti suoni in utero (battito cardiaco, rumore del respiro materno, gorgoglii intestinali..) il più facilmente discriminabile è la voce materna che arriva al feto filtrata e che percepisce sia dall’interno (attraverso la propagazione nell’apparato scheletrico, colonna vertebrale e poi nel bacino che funge da cassa di risonanza) che dall’esterno. Il feto sente quindi con tutto il corpo: le vibrazioni sonore trasmesse dal liquido amniotico vengono percepite sulla sua pelle come un massaggio. La voce materna offre una stimolazione multisensoriale al feto (acustica, vibrazionale, motoria, circadiana) e le sue vibrazioni stimolano la formazione del sistema neurosensoriale del bambino. La voce materna è uno stimolo acustico così fondamentale durante la gravidanza, che il bambino appena nato è capace di riconoscerla e preferirla ad una voce sconosciuta.;
Nell’utero il feto non solo percepisce ma inizia ad apprendere, memorizzare e comunicare: è estremamente competente! Moltissimi studi hanno dimostrato che il feto
reagisce agli stimoli sonori
e che è il bambino appena nato è in grado di riconoscere le melodie o le storie ascoltate ripetutamente dalla madre durante la gravidanza. Questo fenomeno viene chiamato “apprendimento transnatale”, che riguarda la capacitá precoce del bambino sin dall’utero di apprendere degli stimoli sonori e musicali.
Uno studio del 2013 mostra come i neonati riconoscano una canzone ascoltata ripetutamente nell’ultimo trimestre di gravidanza e questa memoria resta almeno fino a 4 mesi dopo la nascita.
L’apprendimento transnatale riguarda anche la lingua madre ascoltata dal feto durante la gravidanza. Uno studio del 2009 ha mostrato differenze tonali tra il pianto di neonati francesi e tedeschi: i neonati francesi piangono con un tono crescente, mentre i neonati tedeschi con un tono calante, esattamente secondo l’andamento medio dell’intonazione del parlato nelle rispettive lingue. Questo studio dimostra l’influenza della prosodia del linguaggio materno nel pianto dei bambini appena nati, rafforzando le evidenze sull’apprendimento transnatale e la precocità delle competenze uditive del feto.
L’ambiente uditivo intrauterino svolge un ruolo chiave anche nella formazione del linguaggio. Le sonorità percepite dal feto (linguaggio e musica) possono influenzare lo sviluppo del cervello, tra cui le future abilitá linguistiche. Il cervello fetale è in grado di apprendere e, se stimolato, subisce delle mutazioni dal punto di vista strutturale e proprio delle connessioni neuronali che possono influenzare lo sviluppo del linguaggio durante l’infanzia.
Musicoterapia in Gravidanza
La musicoterapia facilita la comunicazione affettiva, il legame emotivo della triade e lo sviluppo neurofisiologico del feto e del neonato, sia fisiologico che patologico.
Negli ultimi decenni la musicoterapia ha mostrato numerosi effetti positivi per il benessere del bambino, del genitore e della loro relazione. In particolare, interventi di musicoterapia realizzati durante la gravidanza promuovono il rilassamento della gestante, riducendo la frequenza cardiaca e la pressione, e diminuiscono i livelli di ansia.
La musica in gravidanza promuove una maggiore reattività del feto, oltre che un aumento della circonferenza toracica e un peso maggiore del bambino alla nascita (García Gonzáles et al., 2017).
Donne che ascoltano musica durante il parto riportano meno dolore (Gokyildiz Surucu et al., 2018) e hanno livelli inferiori di ansia e depressione post-partum (Simavli et al., 2014). Inoltre, interventi musicali e musicoterapici realizzati con gestanti con ipertensione hanno dimostrato di ridurre maggiormente la pressione sanguigna rispetto alle terapie farmacologiche tradizionali, e di essere associati a minore ansia e depressione alla fine del trattamento e a una maggiore qualità di vita (Cao et al., 2016).
Oltre ad essere un potente strumento di rilassamento, cantare durante la gravidanza può promuovere la relazione e l’attaccamento, sfruttando le precoci competenze uditive del feto e la sua capacità di riconoscere la voce materna.
Dopo la nascita, poi fare musica insieme al proprio bambino contribuisce a regolare il suo arousal, a stimolare comunicazione e linguaggio e a favorire la regolazione sociale ed emotiva.
Intervista alla Dr.ssa Barbara Sgobbi sulla Musicoterapia
BARBARA SGOBBI è docente di CLARINETTO-MUSICA NEONATALE- MUSICOTERAPEUTA all'Istituto Musicale Camille Saint-Saëns, una associazione di promozione Culturale e diffusione della Musicoterapia ed Arti per la Terapia.
Musical and vocal interventions to improve neurodevelopmental outcomes for preterm infants (Review)
La Cochrane Library è la principale risorsa per le reviews del settore sanitario: contiene revisioni sistematiche prodotte dai vari gruppi collaborativi della Cochrane Collaboration, una iniziativa internazionale no-profit nata con lo scopo di raccogliere, valutare criticamente e diffondere le informazioni relative alla efficacia degli interventi sanitari.
In questa revisione attualissima del 2023, che vi proponiamo, viene rilevato che gli interventi musicali/vocali riducono la frequenza cardiaca nei neonati prematuri e questo effetto benefico perdura e si rafforza.
Si sottolinea altresì che ulteriori ricerche con più potere, meno rischi di parzialità e più sensibilità sono necessari per ottenere risultati clinicamente rilevanti.